martedì 14 giugno 2011

LAMBORGHINI LA STORIA DI UN TORO SCATENATO

Ripropongo un post, pubblicato ad Aprile in un altro blog, a firma Forrest Gump sulla storia di Ferruccio Lamborghini. Buona lettura!

LAMBORGHINI, LA STORIA DI UN TORO SCATENATO di Forrest Gump

di Forrest Gump



Se celebre fu la frase di Henry Ford: “Quando vedo passare un Alfa mi levo il cappello”, non altrettanto celebre ma ricca di significato fu la frase di Frank Sinatra quando gli consegnarono la sua Miura: “Chi vuole sembrare qualcuno compra una Ferrari, chi è qualcuno compra una Lamborghini”. Ho voluto aprire questo scritto con un tocco polemico perché proprio ad una “diatriba” fra il “Drake” e Ferruccio si deve la nascita della Lamborghini Automobili…unica vera antagonista della Ferrari a livello mondiale.
Ma torniamo alle origini; Ferruccio Lamborghini nasce a Renazzo di Cento (Fe) il 28 Aprile 1916, sotto il segno del Toro, da una modesta famiglia agraria, suo padre e suo zio erano piccoli proprietari terrieri. Viene battezzato il 2 Maggio con i nome di Ferruccio Elio Arturo (a ricordo dei nonni) ed avrà quattro fratelli.
Ferruccio ben presto è chiamato a dare una mano nel podere di famiglia ma preferisce dedicarsi ad altre attività manuali. All’interno di una piccola stalla si inventa una bottega ove si cimenta con successo nella riparazione e creazione di oggetti di uso domestico ed agrario. All’interno della “bottega” campeggia la scritta lasciata da suo nonno: “Se lavorerai di buona voglia il frutto verrà dopo la foglia” ed a ciò sarà improntata la vita del giovane. Preso il classico “pezzo di carta” all’Istituto tecnico di formazione professionale di Taddia di Cento va a lavorare presso il fabbro del paese, con disappunto del padre, ove affina le sue doti di manualità. Con i primi soldi acquista una moto che in breve sostituirà con una mitica Norton 350. Nasce in lui la passione per la meccanica ed i motori. Durante la seconda guerra mondiale viene inviato a Rodi ove si occuperà del 50° autoreparto come autiere e meccanico. Arriva l’8 settembre 1943, tutto il reparto si disperde, e Ferruccio si apre un’officina riparando mezzi meccanici un po’ per tutti, compresi gli alleati inglesi, dai quali si fa pagare in sterline d’oro. In questo periodo conosce Clelia Monti, figlia di emigranti ferraresi, che sposerà qualche anno più tardi nel 1947 una volta rientrato in Italia. Nello stesso anno nascerà Antonio, noto come Tonino, e proprio a causa di complicanze post-parto Clelia morirà.
Ferruccio per cancellare dalla mente la tragedia si butta a capofitto nel lavoro. Intuisce con gran fiuto imprenditoriale che una parte del futuro dell’Italia sarà nella meccanizzazione agricola e comincia a dedicarsi alla costruzione di trattori, allora una rarità nelle nostre campagne.
Acquista presso un campo ARAR, ove si alienano i residuati dei mezzi militari a poche lire, una camionetta 4x4 inglese con motore Morris. La smonta, la adatta, la modifica e ne esce…un trattore! Il Carioca, il primo trattore Lamborghini, che esporrà alla festa di S. Biagio del 1948 a Cento (Fe). 
 

Carioca Lamborghini 1948

Fra i contadini lo stupore è grande e Ferruccio con piglio di abile commerciante non si fa scappare l’occasione. A fine sera raccoglie ben 11 ordini con anticipi da 100.000 lire l’uno. Un successo! Nel frattempo frequenta una giovane maestra elementare, Annita Borgatti, che sposerà nel 1949. Partono per Napoli, in viaggio di nozze, e proprio vicino alla città partenopea si imbatte in un campo ARAR pieno di motori Morris. Ferruccio contratta, spunta il prezzo voluto, torna di corsa a casa ed ottiene dalla Cassa di Risparmio di Cento un prestito di 10.000.000 di lire (cifra notevole al tempo) per l’acquisto di ben MILLE motori Morris. Lo considerano un pazzo, uno che vuol fare il passo più lungo della gamba, ma lui ci crede, ha fiutato l’affare… E’ pronto a fare il salto di qualità: da artigiano ad industriale!
In poco tempo la produzione raggiunge le 10 unità giornaliere ed è costretto ad avviare i lavori per la costruzione di una nuova fabbrica di oltre 1000 mq. E dopo pochi mesi altri capannoni…è l’apoteosi! Ferruccio ormai possiede diverse proprietà immobiliari ed alcune lussuose ville, gira in Ferrari, Jaguar e Maserati e nella sua villa al mare, al Lido di Savio, fa sci nautico con un Riva spinto da un motore V12 da lui voluto.
Ma non si ferma, non è appagato. Malgrado sia totalmente digiuno di marketing il suo fiuto lo spinge negli USA, lì ha un’intuizione geniale. Torna e fonda la Lamborghini Bruciatori (1959) capendo che ben presto le vetuste caldaie a carbone verranno soppiantate dai bruciatori a nafta ed inizia anche la produzione dei primi condizionatori. Un successo! Ora è uno degli industriali più in vista d’Italia! Nello stesso anno inizia la produzione di elicotteri che però deve sospendere immediatamente a causa del diniego da parte del governo a svolgere tale attività. Augusta in fabula…E’ un vulcano, un genialoide impulsivo ed inizia a far costruire televisori per poi accantonare il progetto. Fonda la Lamborghini Oleodinamica ma non è finita, si butta sui motori marini. Manco a dirlo il successo è strepitoso! Vincerà, nel corso degli anni, numerosi titoli mondiali off-shore…
La sua passione per le auto e la meccanica lo porta all’acquisto di una Ferrari GT 250 2+2 e qui la storia è nota… Afflitta da numerose noie alla frizione, la Ferrari, viene smontata da Ferruccio che, suo malgrado, scopre che le frizioni dei suoi trattori sono simili, ma di qualità migliore, rispetto a quella della blasonata GT. E’ un giorno di Novembre del 1962 e Lamborghini si reca a Maranello per parlare direttamente con il “Drake”(si conoscevano, era un buon cliente per Ferrari). Consideriamo che il Sig. Lamborghini fatturava 10 volte la società Ferrari ed era uno dei più grandi industriali dell’epoca con migliaia di maestranze…Ma Enzo Ferrari, come era solito fare, fece attendere oltre due ore il suo interlocutore e se ciò non bastasse lo riceve facendolo stare in piedi durante tutto il colloquio! L’Ing. Ferrari liquida il “cliente” dicendo: “Tu continua a costruire i tuoi trattori a me lascia costruire le mie macchine sportive”. Ferruccio dal carattere sanguigno recepisce lo “sfottò” come una sfida e replica duramente in dialetto: “Le farò vedere se non sono capace di fare anch’io delle fuoriserie, magari migliori delle sue”. In risposta scatta una frecciata: “Si, magari farai dei trattori granturismo!”. Riguardo a quella giornata Tonino Lamborghini ricorda che “tornò a casa decisamente fuori dai gangheri, una delle volte che lo vidi più arrabbiato”. Dal canto suo Enzo Ferrari disse ad un suo collaboratore: “Abbiamo perso uno dei nostri migliori clienti” non credendo troppo sull’effettiva capacità di Lamborghini di fare concorrenza alle sue auto.


Ferrari GT 250 2+2

La sua reazione è immediata. Nei primi mesi del 1963 fonda la Lamborghini Automobili, individua un’area a S. Agata Bolognese, l’acquista e costruisce un’enorme fabbrica con macchine a controllo numerico e pavimenti in maiolica. Approfittando della “ notte dei lunghi coltelli” in atto alla Ferrari da parte dell’Ingegnere, che sta facendo “pulizia” all’interno dell’azienda di persone ormai con troppo potere. Con un blitz a suon di milioni di lire (d’allora) Ferruccio recluta ben 18 tecnici dal Cavallino con lo scopo di creare una GT “con le palle di un toro”. Affida a Paolo Rambaldi, noto grafico, la creazione del nuovo logo ( che utilizzerà d’ora in poi anche sui trattori) ed afferma: “Se Ferrari ha voluto il Cavallino, io per simbolo voglio il Toro, un Toro scatenato!” Detto, fatto!
Per il cuore delle sue creature vuole un papà veramente eccezionale: Giotto Bizzarrini, che fino a poco tempo prima aveva dato vita ai motori delle più blasonate vetture di Maranello come la Testa Rossa e la 250 GTO. L’ordine perentorio dato a Bizzarrini è di creare un motore V12 (ancora usato per le Top Lambo) di 3.500 cc. con coppia bassa che non “sparasse” troppo alto. Ferruccio sapeva bene che i clienti avrebbero guidato soprattutto su strada e non in circuito, ed il problema delle Ferrari era che i motori erano da “corsa” e davano il meglio di se agli alti regimi, ottimi in pista ma non sulle tortuose strade collinari di allora.
Il compito è: un motore con 350 cv (la Ferrari più potente ne aveva 320) entro 4 mesi per un compenso di 4.000.000 di lire ed una penale per ogni cavallo in meno di quelli stabiliti. Lo spirito affaristico di Lamborghini lo si ritrova anche qui…
Il “matrimonio” tra i due dura poco. A luglio dello stesso anno a causa di dissapori (il motore raggiunge la potenza prevista ma a oltre 9000 giri) Bizzarrini abbandona il progetto. I tempi stringono, il “capo” vuole presentare l’auto al salone di Torino di fine anno.
Il motore ormai c’è ed il telaio viene affidato ad un occhialuto ventisettenne di Parma, Gian Paolo Dallara che vorrà ruote indipendenti anche per l’asse posteriore. Uno schiaffo alla Ferrari, ancora ferma al ponte rigido posteriore! Della carrozzeria se ne occupa la semi-sconosciuta Sargiotto di Torino con la matita di Franco Scaglione.


Lamborghini 350 GTV

Il 26 Ottobre 1963 esce la prima “Lambo” dalla fabbrica di S. Agata. È la 350 GTV. La sua presentazione al salone di Torino è accolta con “freddezza” non piacciono quelle linee da Bat-mobile (non quella di Batman ma la Berlinetta Aerodinamica Tecnica di Bertone). Avveniristico ed inusuale il logo del toro disassato sulla sinistra con la firma di Ferruccio… un flop! Ordini zero! L’auto non andrà mai in produzione e nel 1985 se la compra un miliardario giapponese per la sua collezione.
Parte immediatamente il progetto 350 GT con a capo Dallara e Stanzani, scopo: presentare al salone di Torino del 1964 l’anti Ferrari!
Ferruccio non bada a spese vuole il meglio, strappa alla Maserati anche un certo Bob Wallace, un tipo alto 2 metri scapestrato dal piede pesante come piace al boss… a lui affida l’intero collaudo del nuovo progetto e spesso con Bob sale in auto anche Ferruccio, per provare l’adrenalina prodotta dalle sue creature e da qualche incidente…!
La 350 GT va in produzione e viene esposta come prototipo a Ginevra nel 1964 ed in versione definitiva al salone di Torino dello stesso anno. L’accoglienza da parte della stampa questa volta è calorosa, un po’ meno quello della rivista “Quattroruote” da sempre dalla parte del Cavallino.
Tredici gli ordini raccolti, tutti destinati all’estero, ma l’auto piace malgrado il prezzo di 5.500.000, il doppio di una Jaguar E. In poco più di un anno ne vengono prodotti oltre 120 esemplari. A Maranello iniziano a strizzare… Soprattutto quando il 3 Novembre 1965, al Salone di Torino, Lamborghini presenta un autotelaio in alluminio alleggerito di concezione aeronautica mai visto prima. La notizia fa il giro del mondo fra il serio ed il faceto. Alla mezzanotte del primo giorno si piazza davanti allo stand Lamborghini un uomo stempiato in compagnia della moglie ad ammirare il telaio come se fosse una scultura. Ferruccio lo riconosce, è Nuccio Bertone! Lo avvicina e azzarda: “Me la vuole vestire lei?” Come ricorderà lo stesso Bertone: “Ancora attonito per la novità accettai con entusiasmo” avendo già in mente di affidare il progetto al nuovo arrivato Marcello Gandini che d’ora in poi vestirà tutte le Lambo di successo.



















Lamborghini
350GT 1964













telaio PT 400 futura MIURA



Nel 1967 va a listino la 400 Gt venduta a 6.670.000 lire in 273 esemplari in un anno!


400 GT


Palais des Expositions di Ginevra Marzo 1967 stand Lamborghini: viene presentata ufficialmente la MIURA P400…Sconvolgente!!!!
Il successo della Lamborghini è ufficialmente bissato con l’uscita di questo modello, la stampa specializzata è esterrefatta per la bellezza ed aggressività delle linee, oltre che per le prestazioni, che ne fanno l’auto prodotta in serie più veloce del mondo: oltre 280 km/h. Per quest’auto, la stampa americana, conia il termine “Super car” (ancora usato per indicare auto sportive ad elevate prestazioni) e qualcuno a Maranello “stramazza al suolo”…
L’auto è un concentrato di tecnica e di bellezza ed è la star del salone. In tre giorni “fioccano” ben 170 prenotazioni!
La Miura riscosse un successo mondiale e fidelizzò persone del yet-set al marchio del Toro come: il re d’Arabia, Dean Martin, lo scià di Persia, i Beatles, il sultano del Brunei e il “noto” Frank Sinatra cliente del Toro fino alla morte. Ne volle una anche la principessa Grace Kelly, dopo che il marito Ranieri, ne guidò una all’apertura del Gp di Monaco di quell’anno con lei accanto…la volle azzurro cielo metallizzato.
Per vederla arriva a Ginevra anche Jim Clark che, a quanto pare, ne volle una pure lui… L’auto è talmente innovativa che viene addirittura esposta al MOMA di New York tra le opere d’arte!



Miura P400


E pensare che Ferruccio aveva previsto di produrne 50 l’anno! Intervistato dalla stampa un po’ sbigottito per l’enorme successo dirà: “E’ la donna più bella del mondo”.
Il none “Miura” deriva da quello di una famosa razza di tori da combattimento, la più cattiva secondo gli esperti, allevati in Andalusia da Edoardo Miura, un hidalgo con gli stessi caratteri somatici del dittatore Francisco Franco. Da allora tutte le auto del “Toro” entrate in produzione avranno nomi legati alla tauromachia, esclusa la Countach. La leggenda vuole che appena Edoardo Miura seppe che Lamborghini aveva presentato un’auto con il suo nome si arrabbiò moltissimo. Ferruccio fa visita al Sig. Miura in Spagna ed i due diventano grandi amici tant’è che l’hidalgo ordinerà una “Miura” e dei trattori…
Con questa vettura Ferruccio dà una vera identità al marchio Lamborghini, ovvero quello di VETTURE ESTREME. Si, estremamente belle ed estremamente performanti…ed è ancora così!
Nel 1968 viene presentata la Espada 400 GT, una Lambo per famiglia da 250 km/h, e la Islero e nel 1970 la Jarama e l’Urraco, della quale seguiranno tre versioni: P250, P200 e P300.
Bob Wallace si fa dare una Miura, la smonta, la modifica, la ritocca nel telaio e nel motore e ne esce un’auto da corsa pronta per la pista. Ma Ferruccio dice no! E Bob la chiamerà Miura Jota (nome che deriva dall’allegato J della FIA per omologare il modello come vettura da corsa modificata). Diverrà un’auto laboratorio dalla quale prenderà vita la futura Countach e la versione SV (Super Veloce) della Miura stessa. La Jota verrà successivamente venduta ad un collezionista bresciano, il quale però non potrà mai godersela, infatti poco prima della consegna verrà distrutta in un pauroso incidente sulla tangenziale di Brescia.
L’auto però piace talmente tanto ai clienti del Toro, più estremi e danarosi, che Ferruccio la produrrà in una quindicina di esemplari con il nome Miura SJ. Oggi non ha prezzo…
















Jarama



















Urraco

Siamo al Salone di Ginevra del 1971 e lo stand Lamborghini stupisce tutti, ancora una volta, con un prototipo di nome Countach! Partiamo dal nome; è un’espressione in dialetto torinese che esprime meraviglia e stupore e che viene rivolto anche verso le “belle ragazze”. Ed è l’espressione che esce dalla bocca di Nuccio Bertone dopo aver visto gli schizzi di Marcello Gandini. Il nome viene “proposto” all’anglofono Bob Wallace, per sentire come suona in inglese, ed alla fine a Ferruccio che l’approva, anche se non ha a che fare nulla con i tori.
Molti pensano che sia un estremo esercizio di stile della Casa ma i clienti, entusiasti, si affrettano a prenotare la nuova e stupefacente Lambo senza sapere che dovranno aspettare ben tre anni per averla. Ricordiamo che allora era solo un prototipo e Ferruccio voleva tastare il terreno prima di metterla in produzione. Seguirono ben due anni di duri test e collaudi da parte di “piedone” Bob e di un giovane da poco approdato al reparto collaudo di nome Valentino Balboni.













Countach LP400

Balboni approda quasi per caso in Lamborghini, ha 19 anni e sta passando a piedi davanti alla fabbrica di S. Agata proprio mentre una bisarca scarica dei telai della Miura. Vede tutti indaffarati e si offre per dare una mano. Alla fine del lavoro domanda agli operai se può essere assunto, gli dicono di inviare una lettera alla direzione ed una settimana dopo si ritrova tra le maestranze del Toro. In breve tempo entrerà nelle grazie del gran capo che lo promuoverà collaudatore insieme a Bob. Nei mitici anni dello sviluppo della Countach le strade intorno a S. Agata furono soprannominate la “Balboni Higway” per le “prodezze” compiute dal tester. Ora, a scanso di equivoci, la “Balboni Higway” è tappezzata di autovelox!!
Recentemente Balboni è andato in “pensione” e la Lamborghini gli ha dedicato un’edizione speciale della Gallardo: la Gallardo Valentino Balboni, trazione posteriore e cambio manuale…alla vecchia maniera!





























Countach

Bianca o Nera qual è la più bella?? Ricordo a metà degli anni ’80 mi trovavo a Bergamo, per sostenere gli esami di fine anno presso una scuola privata, ed il pomeriggio all’uscita della scuola trovavamo sempre parcheggiate in centro due stupende Countach, una bianca ed una nera. Avevamo 16 anni e le nostre tensioni e preoccupazioni per gli esami sparivano all’istante alla vista di queste due meraviglie. Scaturivano accese discussioni se era più bella quella bianca, con interni rossi, o quella nera con interni bianchi…Mha, dilemma mai risolto! Comunque, se ancora non lo avete capito, da allora divenni di “parte”ed il mio “cuore” (automobilistico) scelse per sempre la Lambo a discapito della pur bella “Testa Rossa”…FINE


Con il ’68 iniziano anni bui per l’Italia. Scoppiano le prime tensioni operaie e Ferruccio, che è spesso in giro per il mondo, da Miura in Spagna, fino in Giappone da Soichiro Honda, sta per attuare il “toyotismo” carpito nel paese del Sol Levante. Tutto viene bloccato dallo sfociare delle lotte operaie. Lamborghini non riesce a capire e a digerire questa nuova “rivoluzione culturale”.
Una mattina si ritrova sui muri di S. Agata la scritta. “Ferruccio in Miura, l’operaio a piedi”. Non se ne capacita…ma come lui padre e padrone sempre vicino ai suoi lavoratori con i quali continua a parlare in dialetto emiliano, lui che a pranzo va a mangiare in mensa insieme a loro e a fine pasto “tocia” il pane in un bel bicchiere di rosso che non fa mai mancare… lui che gli ha teso la mano dando lustro e lavoro a piccoli paesotti di provincia facendoli diventare punti di riferimento dell’industria nazionale… Ferruccio si amareggia, si chiude in se stesso, non è più l’uomo dinamico e vulcanico di prima.
Gli operai occupano la fabbrica per ben quattro settimane, le stesse cose accadono più o meno in tutta Italia; anche a Maranello. Qui però succede qualcosa di sconvolgente: il Drake per tenere calmi gli animi e sopire i bollori operai, invita a tenere un comizio in fabbrica nientemeno che Palmiro Togliatti capo del PCI! Ferrari ha preso posizione, ed ora in poi a tutte le feste dell’Unità, a Bologna, non farà mai mancare la presenza di una sua vettura in esposizione.
Anche Ferruccio prende posizione…LA SUA! Per ripicca attua una settimana di serrata! Lui fa sciopero contro gli operai! Un avanguardista anche in questo…!!!!
Tutto sembra fermarsi qui ma si fa avanti una profonda crisi economica a livello nazionale. Anche la Ferrari ne è colpita, anzi più pesantemente della Lambo, verrà “salvata” in extremis dalla FIAT il 20 giugno 1969, con un’iniezione di liquidità immediata di ben 6 MILIARDI DI LIRE (di allora)!!!!!
Alla Lamborghini Trattori, la vera cassaforte di famiglia, accade l’inaspettato. Complice la crisi economica, la vendita dei trattori va a rilento. Molti contadini dopo aver arato i loro campi si fanno pagare per arare i campi di chi il trattore non lo ha, evitando così a quest’ultimi di comprarlo. Ma la vera “botta” arriva dalla Bolivia dove il dittatore Barrientos viene destituito ed i 5.000 trattori commissionati a Ferruccio giacciono ora invenduti nei piazzali di Cento, bloccati dalle banche a garanzia dei crediti.
In lui qualcosa si è “rotto”, amareggiato dalle lotte operaie e per timore del “ nuovo che avanza”, che non sembra portare niente di buono, decide di cedere la Lamborghini Trattori alla bergamasca SAME, anche perché lui non ce l’ha un Agnelli pronto a foraggiarlo. Nello stesso periodo la moglie chiede il divorzio.
Da li a poco cederà anche il 51% della Lamborghini Automobili ad Henri Rossetti, miliardario sub-agente Lamborghini per la Svizzera. Nel ’74 venderà anche il restante 49% ad un amico di Rossetti, Renè Leimer. Subito dopo si pente, ed in più occasioni cerca di rientrare in possesso del pacchetto azionario senza riuscirvi.
Si ritira vicino al lago Trasimeno con Maria Teresa, dalla quale avrà la figlia Patrizia, dove si dedica alla viticultura diventando un famoso produttore di vini, tra i quali spicca il famoso Sangue di Miura.
Con la sua dipartita dalla Lambo molti suoi fedelissimi abbandonano l’azienda e tra i pochi che rimarranno per “sempre” figura proprio Valentino Balboni.
Bob Wallace parte per gli USA, acquista un ranch a Phoenix (Arizona) e lo chiama niente meno che COUNTACH RANCH ove tutt’ora vive.
Le vicissitudini della Lamborghini sono ben note, i vari passaggi di mano tra un miliardario e l’altro fino all’arrivo della Chrysler di Lee Iacocca (che andrà a trovare Ferruccio scortato da oltre 30 Lamborghini) passando per il figlio del Presidente indonesiano ed il socio malese fino ad arrivare all’attuale Audi (per fortuna!).
Ma forse non tutti sanno che Ferruccio riuscì quasi a ricomprarsi la sua azienda una volta messa in stato di fallimento. Dalla sua tenuta, La Fiorita in provincia di Perugia, fa pervenire al giudice fallimentare un offerta di 3 miliardi e 450 milioni, è il 23 Maggio 1981.
Purtroppo due giovani fratelli francesi, ricchissimi imprenditori del ramo alimentare, offrono 400 milioni più di lui aggiudicandosi l’asta. Dirà: “ Il giudice più di un vecchio meccanico si è fidato di un ragazzino pieno di soldi” e da allora non tenterà più di rientrare in possesso della sua creatura.
Viene colto da malore il 5 Febbraio 1993, dopo un’intervista televisiva presso un’emittente locale, portato d’urgenza in ospedale si spegne il 20 Febbraio alle ore 20.00
Viene seppellito nel cimitero di Renazzo, dove era nato 76 anni prima, scortato da uno stuolo di “Lambo” che in silenzio gli fanno da guardia d’onore. La piazza del paese ora porta il suo nome ed una targa ricorda come il costruttore abbia portato il nome di Renazzo nel mondo.
Alla fine una domanda mi sorge spontanea: ma chi era in definitiva Ferruccio Lamborghini? Un eccentrico ricco industriale? Un vulcanico uomo d’affari? O semplicemente un contadino arricchito? No, per me Ferruccio Lamborghini E’ UN MITO CHE HA CREATO UNA LEGGENDA!!


e..non ho altro da dire! (Forrest Gump)


P.s. guardate questi 2 commercials per il mercato USA con Ferruccio e Valentino Balboni!!!

sabato 11 giugno 2011

Veronesi: "Gran parte del mondo della ricerca non voterà come forma di protesta"

Il dubbio già espresso in un precedente post  viene evidenziato anche dal Prof. Veronesi : La ricerca in Italia si fermerà? "Sono perplesso per solidarietà con gran parte del mondo della ricerca, che non voterà come forma di protesta. "


Corriere della Sera di venerdì 10 giugno 2011, pagina 9
Intervista a Umberto Veronesi - Veronesi: il mio timore è che si fermi la ricerca
di Pappagallo Mario

 L'intervista II presidente dell'Agenzia per la sicurezza Veronesi: i] mio timore è che si fermi la ricerca Benedetto XVI richiama l'attenzione sulla centralità dell'uomo. Io ritengo che la scelta nucleare sia etica Il quesito sul nucleare sembra scompaginare le posizioni politiche in schieramenti trasversali pro e anti. Umberto Veronesi, scienziato di fama internazionale, finora non è voluto intervenire nel dibattito. Nuclearista da sempre, cuore di sinistra, si è dimesso da senatore del Pd quando ha accettato la presidenza dell'Agenzia per la sicurezza del nucleare proprio per occuparsi della protezione della salute. Professore andrà a votare? «Innanzitutto la mia posizione mi obbliga ad essere super partes. Comunque sono incerto. Sono perplesso per solidarietà con gran parte del mondo della ricerca, che non voterà come forma di protesta. La scienza si è trovata, infatti, serrata in una tenaglia antinucleare da destra e da sinistra». Ma il nucleare è di destra o di sinistra? «Né l'una né l'altra. La destra è stata a lungo condizionata dalla lobby del petrolio, mentre la sinistra ha dimenticato che l'atomo per la pace" è stato una sua bandiera, che i primi impianti nel dopo guerra sono sorti nelle repubbliche popolari dell'Europa dell'Est, nella Svezia socialista e nella Francia di Mitterand. Ora invece è di destra. E chi, come me, sta dalla parte della ricerca è schiacciato fra gli schieramenti». Il referendum, dice il presidente Giorgio Napolitano, è strumento sacrosanto di espressione della volontà dei cittadini. L'astensione non ne mina i principi? «Condivido. Ma questo referendum, così accorpato ad altri quesiti, avverrà in un clima in cui l'espressione del pensiero dei cittadini rischia di essere in parte viziata. La scelta energetica per un Paese è scelta di indipendenza economica. Bisogna valutarne con lucidità tutte le implicazioni perché dire sì o no significa scegliere un futuro per i nostri figli e nipoti, che fra alcuni decenni saranno di fronte al dramma della carenza di energia. Si calcola che il fabbisogno aumenterà del 20% ogni io anni a causa delle maggiori richieste dei Paesi emergenti, con il rischio che la produzione in mano a pochi possa essere causa di guerre, conflitti, ricatti economici». Ma le strategie energetiche di un Paese non possono essere solo scientifiche. «So bene che la scienza non può prescindere dalla politica, pagandone molto spesso le conseguenze. In Italia è già accaduto con la fecondazione assistita, la ricerca sulle cellule staminali, il testamento biologico. Mi spiacerebbe che ora accadesse anche per il nucleare». I nuclearisti sono accusati di essere lontani dalla natura. «E' esattamente il contrario. La maggiore fonte di energia nucleare è il sole, che degli elementi naturali è il simbolo. Tutta l'energia che ci circonda è nucleare: sole, stelle, raggi luminosi. La Terra emette radiazioni, noi emettiamo radioattività, nel mare vi sono 3 milligrammi di uranio ogni metro cubo. L'energia dell'atomo è l'opzione più vicina alla natura». Anche il Papa però sembra pensarla come gli anti-nuclearisti. «Ratzinger richiama l'attenzione sulla centralità dell'uomo e la salvaguardia del creato, e mette in guardia sul primato della tecnica sulla scienza, ricordando che la tecnica deve essere coniugata sempre ad una forte dimensione etica. Inoltre, sostiene che i governanti devono impegnarsi a proteggere la natura e aiutarla a compiere il suo ruolo essenziale per la sopravvivenza dell'umanità. Io ritengo che la scelta nucleare sia etica e di salvaguardia delle risorse per il mondo di domani». Eppure il nucleare evoca spesso la paura di qualcosa di incontrollabile. «Vero. Pesa sull'opinione pubblica anche la grande paura per la vicenda giapponese che ha scosso il mondo. Io per primo, ho chiesto al governo una riflessione approfondita di almeno uno o due anni. Una riflessione però non è un rifiuto di principio. Resto convinto che, anche nella decisione di non costruire nuove centrali, sarebbe grave per il nostro Paese fermare la ricerca sul nucleare e sulla sua sicurezza, come il resto del mondo continua a fare. Perché oggi di questo stiamo parlando: di fare in modo che l'Italia continui a sviluppare la sua eccellente ricerca sui nuovi impianti e sulla fusione nucleare, la cui potenziale efficacia è enorme». Allora andrà a votare o no? «Deciderò all'ultimo».
Mario Pappagallo *** L'oncologo Umberto Veronesi, che guida l'Agenzia per la sicurezza del nucleare ***

Tengo a precisare che personalmente dissento con la posizione del Prof. Veronesi  sulle staminali ecc., ma concordo con la sua visione critica su questo referendum che è stato strumentalizzato da TUTTI gli schieramenti politici.

L'ACCELERATORE SUPER B NASCE IN ITALIA

Dopo aver parlato del Prof. Guglielmi e delle sue ricerche ecco una bella notizia che arriva dall'Università di Roma e che rilancia l'Italia nella ricerca internazionale.

Roma, 10 giu. - Sara' costruito nel campus dell'Universita' di Roma Tor Vergata la SuperB Factory, il grande centro di ricerca internazionale per la fisica fondamentale e applicata, proposto dall'INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) e primo nella lista dei 14 progetti bandiera del Piano di Ricerca Nazionale del MIUR e approvati dal CIPE. Lo ha annunciato il presidente dell'INFN, Roberto Petronzio alla Biodola, all'Isola d'Elba, dove 300 fisici provenienti da tutto il mondo si sono dati appuntamento per il kick off meeting di SuperB, che ha segnato una tappa di avanzamento cruciale verso la realizzazione della macchina. Il progetto prevede la costruzione di un grande anello acceleratore sotterraneo, in cui si scontreranno elettroni e positroni, che occupera' un'area di circa 30 ettari del campus dell'Universita' di Roma Tor Vergata e sara' ben collegato con i vicini Laboratori Nazionali di Frascati dell'INFN.
  L'obiettivo dei fisici e' quell o di gettare luce su alcune delle grandi questioni della fisica contemporanea. Ad esempio sui meccanismi che hanno prodotto la scomparsa dell'antimateria poco dopo il Big Bang, ai primordi della storia del nostro Universo o sulle forze che tengono uniti i componenti fondamentali della materia. Il programma di ricerca di SuperB e' del tutto complementare a quello della grande macchina del CERN LHC, poiche' i due acceleratori si affacciano verso due diverse frontiere della fisica sperimentale delle alte energie:intensita' ed energia. SuperB puntera' ad aumentare l'intensita' delle collisioni dei fasci di particelle e quindi la produzione di fenomeni fisici estremamente rari e non ancora esplorati. LHC invece ha aumentato in modo straordinario l'energia a cui avvengono le collisioni, indagando la nuova fisica prodotta in questo modo. Il balzo in avanti della luminosita' (ovvero del numero di collisioni prodotte) di SuperB si basa su idee sviluppate in Italia e sperimentate dalla divisione accelera! tori dei Laboratori Nazionali di Frascati dell'INFN, con la macchina Dafne. La stessa infrastruttura pero' fornira' nuove tecnologie e avanzati strumenti di sperimentazione alle ricerche di fisica della materia, biologia, nanotecnologie e biomedicina. SuperB offrira' infatti da subito a un'ampia comunita' scientifica interdisciplinare, italiana e internazionale la possibilita' di utilizzare le linee di luce innestate lungo il percorso della macchina. In diverse di queste facilities verra' raccolta e indirizzata la cosiddetta 'luce di sincrotrone' emessa dagli elettroni nella loro corsa nell'acceleratore. Fasci di luce con caratteristiche uniche per coerenza e collimazione consentiranno di visualizzare strutture biologiche o inorganiche a una risoluzione mai raggiunta e di scattare delle 'microistantanee' dei processi biochimici in atto. Potranno essere utilizzati nella costruzione di nano strutture o di componenti elettronici. Saranno utili per la sintesi di nuovi farmaci o materiali innovativi. Non a caso l'Istituto Italiano di Tecnologia ha partecipato alla fase di gestazione del progetto e sara' uno dei fruitori dell'acceleratore come sorgente di luce ad alta brillanza. La collocazione a Tor Vergata inoltre apre naturalmente la collaborazione all'intera comunita' accademica italiana e agli enti di ricerca che risiedono nella stessa area. ''E' la prima volta che una ma cchina acceleratrice viene progettata fin dall'inizio per soddisfare allo stesso tempo le esigenze della fisica fondamentale e di quella applicata - ha dichiarato il presidente dell'INFN, Roberto Petronzio - SuperB rappresenta una storica occasione di incontro di queste due importanti comunita' internazionali e allo stesso tempo la possibilita' di valorizzare significativi settori della ricerca italiana. Il progetto si inquadra naturalmente in un contesto di collaborazioni internazionali e contribuira' a rafforzare il primato europeo nella fisica delle alte energie, che ha gia' un suo solido faro nel CERN di Ginevra''. '! 'L'Unive rsita' di Roma Tor Vergata - ha dichiarato il rettore, Renato Lauro - si propone di accogliere questa struttura di ricerca in quanto e' in grado di offrire un'area sufficientemente vasta (30 ettari) necessaria per la sua realizzazione; inoltre, nell'Ateneo sono presenti ricercatori eccellenti nell'ambito della ricerca di base e fisica applicata che potranno naturalmente avvalersi della vicinanza fisica e culturale dell'INFN. Va infine ricordato, a sottolineare l'importanza dell'iniziativa, che per l'operativita' di SuperB sara' coinvolta, a pieno regime, una comunita' scientifica di oltre mille scienziati e tecnici''. Il progetto, il cui costo e' pari ad alcune centinaia di milioni di euro, e' stato finanziato dal documento di programmazione economica del CIPE per 250 milioni di euro. L'enorme mole di dati prodotta dagli esperimenti di fisica fondamentale, cosi' come dalle ricerche multidisciplinari collegate alla macchina, sara' inoltre memorizzata, ela borata e analizzata da una rete di risorse calcolo e memoria, distribuite sul territorio nazionale. In particolare nuovi grandi nodi di calcolo e smistamento dei dati saranno realizzati in diverse regioni del Sud e affiancheranno il centro di calcolo del CNAF - INFN di Bologna, uno degli 11 nodi di primo livello della rete mondiale GRID per l'elaborazione e l'analisi dei dati di LHC. I nuovi centri di calcolo diverranno infine una preziosa risorsa per l'informatizzazione e le reti informatiche legate a servizi sul territorio.

venerdì 10 giugno 2011

ALBERTO GUGLIELMI UNO SCIENZIATO DAL GRANDE CERVELLO!

Voglio proporre uno stralcio dell'intervista rilasciata dal Prof. Guglielmi a Il Giornale di Vicenza poco tempo fa. Un "simbolo" della ricerca e capacità italiana riconosciuta nel mondo, con la speranza nei prossimi mesi di poterlo intervistare...così ci potrà chiarire le idee.

Il mistero del Cosmo è qui. Sotto la roccia alla ricerca della "particella di Dio"

ALBERTO GUGLIELMI
29/03/2011

È uno dei "cervelli italiani" che non è stato costretto a emigrare e, conoscendolo, mai salirebbe sui tetti a protestare contro questo o quell'altro ministro. Certo, di strada ne fa. E parecchia: dalla sua Vicenza all'Università di Padova, dal Dipartimento intitolato a Galileo Galilei a Ginevra, dal Cern elvetico al centro del Gran Sasso dove si trovano i laboratori sotterranei dell'Istituto Nazionale di Fisica nucleare. Treno, aereo, auto. Alberto Guglielmi ha 55 anni ed è un fisico la cui voglia di apparire è inversamente proprozionale alla bravura (da tutti riconosciutagli) che ha dimostrato dai tempi in cui studiava sino all'affermazione nell'equipe del premio Nobel Carlo Rubbia tutta protesa, in questi anni e in queste ore in particolare dedicate al progetto ICARUS, alla ricerca delle oscillazioni del neutrino: la particella elementare chiave per spiegare l'Universo, e la sua massa oscura e invisibile. Cioè a dire: il 96 per cento della materia di cui è composto il Cosmo. L'impresa di una vita di studi e ricerche.

Prof. Gugliemi, ricorda quando fu la prima volta che si trovò al cospetto delle oscillazioni del neutrino?
Perfettamente: era la fine luglio del 1984, mi ero laureato da poco, quando in laboratorio dell'Università di Padova arrivò la mia "capa", la prof. Milla Baldo Ceolin, una carissima persona con la quale avevo dato la tesi e che ho sentito anche poche ore fa per un saluto e un aggiornamento sulla situazione dei nostri esperimenti. Mi disse: «Faccia la valigia. Lei domani va a Ginevra a lavorare con gli americani. Si applicherà sul neutrino, e vedrà che ce ne sarà un gran bisogno». Detto, fatto: mi misero a lavorare di notte come "cane da guardia" al Big European Bubble Chamber, all'epoca la più grande camera a bolle del mondo. Quando arrivava una particella carica, questa produceva una minuscola scia di bollicine e noi la fotografavamo. In pratica: vedevi i neutrini, le loro tracce, ma non riuscivi a catturarne l'oscillazione, cioè la trasformazione durante il loro viaggio dal cosmo a noi. Fu nel 1998 in Giappone che si registrarono in laboratorio i primi segnali di questo tipo.

Ora siano arrivati all'era di Icarus, Imaging Cosmic and Rare Underground Signals. Da quanto tempo sta lavorando al progetto?
La storia è lunga e strana. Per sintetizzarla: nacque nel 1985 da un'idea del prof. Rubbia. Nel frattempo io feci anche dell'altro, sempre nel campo delle mie conoscenze. Nel 2001 entrai in Icarus arrivandoci dal Cern di Ginevra. Con altri cinque colleghi progettammo il cosiddetto "fascio del Gran Sasso". In quell'ambito, ero uno degli italiani di riferimento per l'Istituto nazionale di fisica nucleare. Nel 2002 si cominciò a costruire il percorso che collega Cern a Gran Sasso. Il rivelatore di cui parliamo è una enorme camera a bolle ad Argon liquido, ma elettronica: come paragonare una fotografia in pellicola e una digitale. Le 600 tonnellate di Argon liquido utilizzate per produrre eventi sono una realtà unica al mondo.

E state già vedendo cose significative sul neutrino?
Forse paragonabili al tempo in cui fu inventato il cannocchiale e fu puntato verso il cielo. Riusciamo a cogliere una decina di interazioni di neutrino al giorno, in diretta, con una ricchezza di informazioni impensabile fino a poco tempo fa.

C'è stato un momento in cui facendo la spola tra Padova e Ginevra, tra la Svizzera e i laboratori sotterranei del Gran Sasso, ha pensato: basta, mollo tutto, chi ce lo fa fare?
Sì, l'ultima volta venti giorni fa. Momenti di fatica indicibile ma soprattutto scoramento di fronte ai ritardi di consegna di materiale da parte di ditte, aziende chiamate a collaborare al progetto. Poi però l'altro venerdì il Cern ha iniziato a inviarci i neutrini e la domenica successiva abbiamo visto i primi eventi: fantastico! La fatica scompare, le arrabbiature diventano un ricordo. E poi, i giovani! Caspita, abbiamo una squadra di giovani e lavorare con loro, guidarli, scoprire insieme è entusiasmante.

Cosa prova nel buio dei laboratori sotterranei alla vigilia di un grande esperimento? Solo con se stesso, cosa le passa davanti agli occhi, nella sua mente scientifica?
Beh, ci sono varie immagini: sei in una galleria gigantesca, tutti corrono, ognuno sembra indaffarato e immerso nei fatti suoi: invece è un'equipe che si muove con un suo ordine. Tu sei nella tua control room e d'improvviso tutto si calma. Comincia l'esperimento, accade l'evento. Che può essere il fascio che parte da Ginevera a settecento e passa chilometri di distanza e arriva da noi, sottoterra, fra le rocce. Ma può essere anche l'esplosione di una Supernova, i cui neutrini vediamo fin qui, nel cuore del Gran Sasso... Entusiasta, informi direttamente Carlo Rubbia e magari, per una sera, ti scordi di chiamare la famiglia...

Torniamo all'operazione Icarus: a quale tipo di domanda voi dell'équipe volete dare una risposta?
In sintesi: abbiamo inventato uno strumento per indagare meglio la Natura. Ora c'è il mondo scientifico che ci guarda, e vorrebbe seguirci. Tutti sono in attesa di poter vedere il neutrino che oscilla, si trasforma e se esiste davvero il il cosiddetto neutrino sterile, che non partecipa all'interazione. Questa particella nuova potrebbe spiegare meglio di ogni altra la massa mancante dell'Universo.

Gli esperimenti che in via preliminare hanno condotto a Icarus preannunciano una "nuova fisica": se ne sente portabandiera, esponente, alfiere?
In un certo modo sì. Aver contribuito a convincere la gente a realizzare il fascio che dal Cern arriva ai Laboratori in Abruzzo, progettare e realizzare quest'imponente rivelatore, seguire i giovani, sentirsi fieri della tecnologia italiana e dell'azione intrapresa dal prof. Rubbia, sapere che qui nasce la fisica dei neutrini per i prossimi 10, 15 anni mi fa sentire attore di questo grande momento.

Caotico, scintillante o in espansione: il cosmologo inglese John D. Barrow, fautore della teoria del "Multiverso", sembra quasi invitare a... scegliere il cosmo che preferiamo. Sulla base di questi modelli qual è il suo?
A me piace molto l'Universo caotico. Perché anche quello che è caotico è in realtà gestito da una legge: la Legge del caos. Fluttuazioni, statistiche, spazio, tempo...Hai leggi che sovrintendono al caos e al caso, e scoprirlo è meraviglioso.

Il Futuro non si prevede, si inventa: la frase del Nobel per la Fisica Dennis Gabor, il padre del Laser, ogni anno fa da leit motiv alle risposte date da scienziati, artisti, pensatori alla domanda della rivista Edge. Secondo Lei qual è allora l'Idea che cambierà il mondo? Quale sarà la prossima Rivoluzione?
La frase è perfetta, la trovo splendida ogni volta che la sento. Certo, è giusto , è doveroso fare progetti: ma guai fermarsi al prevedibile. Arriveremo a scoprire il mistero dell'Universo, il Bosone di Higgs, la cosiddetta "particella di Dio"? Ci stiamo lavorando con passione: di uomini e ricercatori. Ma è essenziale farlo "pensando oltre".

L'11 gennaio scorso il satellite PLANCK ci ha mostrato il Cosmo poco dopo il Big Bang. Il "Cosmo bambino", come è stato definito: di soli 380 mila anni. Oggi ne ha 13,7 miliardi. A fronte di questo, il nobel George Smoot dice che la nostra conoscenza dell'Universo si limita al 4% della materia che lo compone. Con la combinazione Planck - Icarus, di quanto potrà aumentare questa nostra conoscenza?
Del Cosmo conosciamo il 4 per cento, verissimo. Il restante 96 è materia oscura. Meglio: energia oscura. Ma c'è. Eccome. Con Icarus non andiamo sulla materia oscura ma sul neutrino, possibilmente sterile: un'idea di pochi giorni fa, a proposito del "non fermarsi al prevedibile"... E di certo la combinazione Planck-Icarus porterà a tante novità.

Sembra che il mondo scientifico sia tutto concentrato sulle origini del mondo. Ma la vostra comunità s'interroga spesso sulla sua fine? Non ci sono eventi come quelli tragici del Giappone che vi fanno riflettere in questo senso?
Il problema del nucleare potrà trovare una soluzione sicura e importante quando saremo costretti ad abbandonare l'uranio per fine scorte e intraprendere la via del torio con l'ormai famoso nucleare di quarta generazione. Quanto accaduto, comunque, serva a far riflettere: su modi, tempi, utilizzo. E per come la vedo io, per guardare al sole. Non è che il sole ci dà tanto: no, ci da ben di più. Quindi, saperne sfruttare l'energia sarà la vera svolta per il futuro dell'uomo.

Fino all'inizio del XX secolo le teorie ubbidivano a visioni filosofiche, religiose, artistiche. Lei a quali obbedisce?
Da fisico, mi piace sempre rileggere quel che è avvenuto in passato: ti irrobustisce mentalmente e ti proietta nel futuro. Oltre. E sposando il concetto del "quel che è semplice è bello", il profilo artistico è quello in cui posso ricondurre il mio modo di teorizzare, pensare, progettare. Come un algoritmo per un circuito che ho applicato proprio poche ore fa. È di una semplicità estrema, e su 4300 eventi ne seleziona 13-14: quelli che ormai realmente ci interessano... Ma è perfetto, è semplicissimo ed è in grado di scremare il rumore dal segnale cosmico vero e proprio. Addizioni e sottrazioni: pensare semplice, spesso, aiuta a fare grandi cose.

Ma uno scienziato può credere in Dio? La ragione può aprirsi al sacro?
Certo che sì. Lo scienziato, il fisico, studia il come e il perchè avviene una determinata cosa, ma non chi ha detto di fare cosa. Non c'è antagonismo fra scienza e fede: si tratta di riconoscere, e di ammettere, qualcosa e qualcuno che sta più in là. Con umiltà. Il Vangelo non è stato scritto perchè un giorno potesse servire a fisici o premi Nobel, no: è stato scritto per tutti noi. E credere, allora, è ancora più facile se davvero vuoi essere aperto nei confronti di chi ha bisogno. Semplicemente.
Il prof. Alberto Guglielmi ai Laboratori del Gran Sasso dell’Istituto nazionale Fisica Nucleare

IL PAPA SUL NUCLEARE: "L'ampiezza di tali catastrofi ci interroga"

Città del Vaticano, 9 giu. (TMNews) - "Adottare complessivamente uno stile di vita rispettoso dell'ambiente e sostenere la ricerca e lo sfruttamento di energie appropriate che salvaguardino il patrimonio della creazione e siano senza pericoli per l'uomo, devono essere priorità politiche ed economiche". Lo ha detto il Papa nel discorso ai nuovi ambasciatori di Moldova, Guinea Equatoriale, Belize, Siria, Ghana, Nuova Zelanda. Benedetto XVI ha evocato implicitamente l'incidente alla centrale nucleare giapponese di Fukushima quando ha ricordato "le innumerevoli tragedie che hanno toccato la natura, le tecnica e i popoli" nel primo semestre del 2011. "L'ampiezza di tali catastrofi ci interroga", ha detto Benedetto XVI. "L'uomo a cui Dio ha confidato la buona gestione della natura non può essere dominato dalla tecnica e diventare suo soggetto. Una tale presa di coscienza deve condurre gli Stati a riflettere insieme sul futuro a breve termine del pianeta, riguardo alle loro responsabilità verso la nostra vita e le tecnologie". Per Benedetto XVI, "è divenuto necessario rivedere completamente il nostro approccio con la natura".

giovedì 9 giugno 2011

RUBBIA IL NUCLEARE E IL REFERENDUM

Dopo avere pubblicato le più recenti interviste rilasciate dal Professor Rubbia è necessaria una disamina:
1)      Indubbiamente Rubbia è contrario alla realizzazione di nuove centrali nucleari di concezione attuale.
2)      E’ favorevole allo sviluppo di energie alternative ma è anche favorevole allo sviluppo del nucleare “pulito” con il torio, quindi non è contrario al nucleare perché egli parla per l’appunto di nucleare con l’utilizzo del torio, progetto che sta sviluppando da anni e partito con il nome di Rubbiatron.
I giorni scorsi, su richiesta di Pd- Italia dei valori e  WWF, la cassazione ha modificato il testo dell’art.5 sul quesito referendario in questo modo: "Art. 5. (Abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari). - 1. Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare."
Leggendo l’art.5 si evince che si parla di energia nucleare in senso lato comprendendo così anche il nucleare “pulito” di Rubbia, che così, non potrà mai essere sviluppato da noi. Deleghiamo, inoltre, ogni futura decisione all'Unione Europea...In Germania hanno deciso loro e decideranno loro anche per il futuro...evitando così possibili conflitti d'interesse tra i vari Paesi membri e veti di "comodo".
Da tener presente che proprio quei partiti che hanno strumentalizzato fino ad ora le posizioni di Rubbia, ora gli tarpano le ali… Anche perché le evidenze scientifiche, citate dal testo, si acquisiscono sul campo…con la ricerca!

Il discorso è lungo e complesso e purtroppo molto STRUMENTALIZZATO!



  • Lo so che non mi crede se glielo dico, ma io corro come il vento che soffia! E da quel giorno, se andavo da qualche parte, io ci andavo correndo! (Forrest Gump)
  • mercoledì 8 giugno 2011

    RUBBIA: "NON HO MAI DETTO CHE IL NUCLEARE VADA SPAZZATO VIA, MA OGGI SERVE UN MOMENTO DI RIFLESSIONE PROFONDA"

    UN'ALTRA DICHIARAZIONE DELLO SCIENZIATO PASSATA IN SECONDO PIANO DAI MEDIA.

    "Sul nucleare serve un momento di riflessione profonda". Lo ha affermato il Nobel Carlo Rubbia, a margine della visita ai laboratori dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) del Gran Sasso per inaugurare l'esperimento Icarus. "Non ho mai detto - ha aggiunto - che il nucleare vada spazzato via, ma oggi serve un momento di riflessione profonda sui motivi che ci hanno portato a questa situazione anomala", ha osservato Rubbia riferendosi all'incidente nella centrale nucleare giapponese di Fukushima. "In molti non si sarebbero aspettati un evento del genere in un paese come il Giappone. E' vero - ha aggiunto - che c'e' stato uno tsunami, ma un fenomeno del genere lo abbiamo visto in passato anche a Messina. Fenomeni cosi' eccezionali accadono ovunque".

    RUBBIA E IL NUCLEARE

    Il nobel per la fisica rimane convinto assertore dell'energia solare. Ma crede nella complementarietà di centrali senza uranio. Non escludendo il nucleare con il torio.

    L'intervistsa è del 2011 post Fukushima e non vecchia di anni come altre in rete!!!
    Convinto sostenitore dell’energia solare, presidente dell’Enea dal 1999 al 2005, Carlo Rubbia non fu riconfermato ai vertici dall’ente dall’allora ministro Claudio Scajola. E così non è forse stato un caso che ad un governo di distanza, lo stesso Scajola sia stato poi il promotore della svolta nucleare italiana. Oltre all’inimicizia dell’ex ministro con casa con vista Colosseo, Rubbia può vantare il nobel per la fisica e 28 lauree honoris causa. Lo scienziato goriziano è poi socio onorario nazionale dell'Accademia nazionale dei Lincei, della Pontificia Accademia delle Scienze, della Royal Society, della National Academy of Sciences americana e dell’omologa istituzione russa, nonché di numerose altre accademie europee e americane. Gli è stato dedicato un asteroide.
    Il nucleare? Rubbia ci crede poco, sottolinea come negli ultimi 25 anni si siano fatti passi avanti relativi su questo fronte e come ancora la sicurezza e le scorie rimangano un problema gigantesco e irrisolto. Nessuna vera novità da questo punto di vista arriva – a suo parere - dalle centrali di terza generazione. E poco dovrebbe cambiare anche dopo l’aggiornamento obbligatorio conseguente all’incidente di Fukushima. Rubbia è convinto che la reazione alla crisi nucleare in Giappone sarà quella di apportare piccole modifiche e pensa che sostanzialmente non si potrà fare molto di più che mettere le pompe più in alto per proteggerle dagli eventuali tsunami.
    Secondo lo scienziato nell’approccio nuclearista si tende ad abbassare il rischio che un incidente accada e invece occorrerebbe passare da un modello probabilistico ad uno deterministico “dove l'incidente non può succedere”. A chi proprio non vuole mandare in pensione l’idea di ricavare una quota di energia dalle centrali nucleari, Rubbia suggerisce di prendere in considerazione, quanto meno, l’uso del torio, attualmente in fase avanzata di analisi in Cina e India. Reattori di nuova concezione che come combustibile utilizzassero prevalentemente il torio sarebbero molto più convenienti di quelli attuali.
    Il torio, infatti, è più diffuso dell'uranio ed è estraibile a costi minori. Si può sfruttare quasi al 100%, mentre dell’uranio naturale si usa meno dell'1%. Il torio garantirebbe grandi vantaggi anche dal punto di vista della sicurezza, innanzi tutto perché i reattori non rischierebbero incidenti gravi come la fusione del nucleo. Altro vantaggio importante, le scorie prodotte sarebbero radioattive per poche centinaia di anni anziché molte migliaia. La scelta sarebbe infine meno ‘equivoca’ e critica dal punto di vista geopolitico, non prestandosi il torio ad uso bellico e potendo anzi essere usato per rendere inoffensivi l'uranio delle bombe atomiche e i rifiuti radioattivi dei reattori tradizionali.

    martedì 7 giugno 2011

    NUCLEARE: ECCO LA POSIZIONE DELLA CHIESA

    Proseguendo nella disamina sulla questione del nucleare, dopo aver riportato il pensiero di molti uomini "pubblici"e scienziati, mi pare interessante e doveroso esporre anche il pensiero della Chiesa Cattolica in merito:
    Vorremmo precisare qual è la posizione della Chiesa su questo tema. Va innanzitutto ricordato cosa insegna la dottrina sociale sulla questione nucleare: sempre è stato denunciato e condannato con fermezza l’uso delle armi nucleari. Ma il veto della Chiesa non si estende affatto all’uso dell’energia nucleare come strumento di promozione di un equilibrato ed equo sviluppo dei popoli. Il Papa ha anzi auspicato l’uso pacifico della tecnologia nucleare nel settore energetico, a patto che i pilastri sui quali si fonda la diffusione dell’energia nucleare a livello mondiale siano effettivamente la sicurezza e lo sviluppo.

    Benedetto XVI citando il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 2438), ha quindi ribadito che “alla corsa agli armamenti si deve sostituire uno sforzo comune per mobilitare le risorse verso obiettivi di sviluppo morale, culturale ed economico, ridefinendo le priorità e le scale di valori”.

    Al centro del pensiero della Chiesa c’è sempre lo sviluppo dell’uomo, e lo sviluppo in particolare dei paesi poveri che potrebbe provenire dall’utilizzo della tecnologia nucleare è positivo.
    Anzi bisogna tener conto dell’impatto che avrebbe la sospensione della produzione di energia nucleare, se fosse sostituita ricorrendo ai combustibili fossili: l’incremento del loro prezzo sui mercati internazionali sarebbe tale da renderne impossibile l’uso da parte dei paesi emergenti, e meno che mai da parte dei paesi poveri, con gravissime ripercussione sulle loro reali possibilità di sviluppo. La scelta del nucleare nei paesi avanzati tecnologicamente infatti libera risorse in termini energetici per quei paesi che non possono avere il nucleare calmierando i prezzi.

    Il Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha invitato la Comunità internazionale a sostenere la necessità di sviluppare l’energia nucleare per uso civile in occasione del 20° anniversario del disastro di Chernobyl: “L'energia nucleare non va guardata con gli occhiali del pregiudizio ideologico, ma con quelli dell’intelligenza, della ragionevolezza umana e della scienza, accompagnate dall’esercizio sapiente della prudenza, nella prospettiva di realizzare uno sviluppo integrale e solidale dell’uomo e dei popoli”.

    Paolo VI nella “Populorum Progressio” e anche Benedetto XVI nella “Caritas in Veritate” sottolineano l’importanza dello sviluppo, in particolare come elemento fondamentale per la pace; Paolo VI arriva a dire che lo sviluppo è il nome nuovo della pace.

    La fonte nucleare è più vantaggiosa ed efficiente perché utilizza un combustibile, l’uranio, che a parità di massa produce 10.000 volte più energia del petrolio. A parità di energia prodotta poi, la quantità di scorie generate è notevolmente inferiore a quella delle altre fonti di energia, inoltre i costi dei trasporti dei combustibili fossili sono molto maggiori di quelli del materiale per l’energia nucleare, e pure dal punto di vista ambientale l’emissione di CO2 dell’energia nucleare è molto minore.

    MARCHIONNE SEMPRE MENO CREDIBILE

    Riporto un articolo tratto dal sito Finanza & Borsa. Noterete che non sono l'unico a pensare che prima o poi la sede Fiat verrà spostata a Detroit. Buona lettura.

    Continua il tira e molla tra le due sponde dell’Oceano in merito a quello che sta diventando il caso – Fiat. L’amministratore del gruppo che ha oramai inglobato Chrysler con una maggioranza assoluta prosegue nelle sue dichiarazioni chiaroscure sul futuro della presenza della compagine societaria in Italia, affermando di non avere “nessuna intenzione di spostare il quartiere generale” di Fiat da Torino a Detroit, ma aggiungendo altresì che l’Italia “deve cambiare atteggiamento”. Atteggiamenti non certo troppo chiari, quelli di Marchionne. Per arrivare dove?
    Le rassicurazioni offerte da Marchionne non ci sembrano infatti particolarmente elevate. Il manager di Fiat ha dichiarato che al momento non vi è volontà di spostare il quartiere generale in America, sostenendo esplicitamente che “il problema non è sulla scrivania” e pertanto, implicitamente, che per il futuro l’idea potrebbe essere presa in considerazione.

    Le rassicurazioni sembrano pertanto lasciare il tempo che trovano (cioè, l’estremo presente), e ben più pesanti sembrano invece le “proteste” nei confronti dell’Italia, colpevole di un atteggiamento oppositivo verso Fiat, mentre negli States – si è soffermato Marchionne - “la gente ringraziava per quello che è stato fatto, invece di insultare”.

    Le tensioni con buona parte della società italiana e del suo establishment, i contrasti con Confindustria, sembrano rendere Marchionne sempre più un uomo solo, pur al comando di un impero dell’automotive.

    Sul futuro a medio lungo termine, tuttavia, lo spazio di tensione potrebbe giocare una determinante sfavorevole per il manager Fiat.

    domenica 5 giugno 2011

    MARCHIONNE VUOLE I RINGRAZIAMENTI DALL'ITALIA...ECCOLI!

    "In America ci ringraziano per quello che abbiamo fatto, qui invece si lamentano. L'Italia deve cambiare atteggiamento".
    Con questa frase l’A.D Marchionne ha suggellato l’aumento di Fiat su Chrysler arrivando al 52%.
    Ma perché gli italiani si lamentano di Fiat? Forse perché i vari governi, per decenni, l’hanno mantenuta e foraggiata con i soldi dei contribuenti?
    Forse perché, solo pochi mesi fa, lei caro Marchionne aveva promesso al governo italiano l’aumento della produzione nazionale fino alla “mitica” soglia di UN MILIONE di auto con conseguente aumento della mano d’opera? Ricordo che attualmente in Italia il gruppo Fiat produce c.a. 500 mila unità e risulta in ciò tra gli ultimi paesi europei ben dietro alla Polonia e Slovacchia!! Nel frattempo molte linee di produzione sono state spostate in America (Lancia tranne la Y e Fiat Freemont oltre che parte della 500).
    Forse perché molti piccoli investitori ci hanno rimesso un bel po’ di soldi con le “manovre finanziarie” attuate dal Gruppo nell’ultimo lustro e sfociate con un accusa di aggiotaggio? Naturalmente tutti assolti…
    “Non abbiamo alcuna intenzione di spostare il quartier generale del gruppo Fiat da Torino a Detroit".
    E dovremmo crederle? Come già esposto, in un altro post, purtroppo penso che anche questo sarà un evento che si verificherà e spiegai anche il perché (anzi per onestà lo spiegò Andrea Malan Sole 24 Ore)

    Sa, Dott. Marchionne, forse in Usa vi ringraziano perché lì i debiti gli avete pagati, qui invece…GLI AVETE FATTI, si fatti pagare a noi contribuenti!!!
    Gli italiani vi ringrazieranno di tutto ciò per molte generazioni...

    • Stupido è chi lo stupido fa, Signore. (Forrest Gump)

    giovedì 2 giugno 2011

    LA FIAT VENDE DI NUOVO AUTO? SI MA KM 0 !! LA BORSA SE NE ACCORGE E LA BASTONA!

    Lettera su Fiat (-2,50%) sulla scia del debole andamento del comparto auto europeo. Il titolo non trae beneficio dai dati sulle immatricolazioni di autovetture in Italia a maggio. A fronte di un +3,6% a/a del mercato i marchi del Lingotto hanno fatto registrare una crescita del 4,6%, con quota di mercato tornata sopra il 30%. Secondo Federauto il recupero registrato il mese scorso (il primo dopo 12 dati negativi consecutivi) non deve trarre in inganno in quanto influenzato da molte vendite di auto a km zero. Ottima performance per Chrysler che sempre a maggio ha fatto segnare un +10,1% delle vendite. Da segnalare che gli esperti di Morgan Stanley hanno ridotto il prezzo obiettivo sulla casa automobilistica torinese da 10,5 a 9 euro.

    mercoledì 1 giugno 2011

    BERLUSCONI: SI MUOVE QUANDO PRENDE SBERLE...SI RIPARLA DI RIFORMA FISCALE!

    L'incontro tra Tremonti e i tecnici, inizialmente previsto per lunedì, aveva attirato l'attenzione degli osservatori dopo che ieri Berlusconi ha rilanciato la riforma fiscale come priorità del programma di governo per la parte restante della legislatura.
    Ieri sera una nota di Palazzo Chigi ha voluto ribadire la piena fiducia di Berlusconi a Tremonti dopo che lo stesso presidente del Consiglio aveva esortato il ministro ad allargare i cordoni della borsa per poter fare la riforme promessa.
    Questa sera si riunisce a Palazzo Grazioli l'ufficio di presidenza del Pdl, il primo dopo la sconfitta alle amministrative.
    L'impianto della riforma è noto e consiste in una progressiva riduzione del prelievo fiscale sui redditi, bilanciato da un aumento dell'imposizione sui consumi: nella sostanza meno Irpef e più Iva. Un'operazione difficile da definire, dal momento che il grosso dell'Iva grava sui beni di prima necessità.

    ECCO I NOMI A FAVORE DEL NUCLEARE (la verità sta nel mezzo!)

    Mi è stato fatto notare, giustamente, che non ho citato i nomi di scienziati e persone "importanti" a favore del nucleare eccone un piccolo saggio:

    Barack Obama: il presidente americano ha sempre creduto nella green aconomy e che in questa non fosse inclusa anche l'opzione nucleare era una interpretazione del tutto arbitraria di molti ambientalisti che sono stati presi contromano dalla sua recente decisione di sbloccare fondi per due centrali nucleari. "Basta essere bloccati nel vecchio dibattito destra-sinistra" ha dichiarato presentando il nuovo piano energetico e spiegando che "il nucleare rimane la maggiore fonte di energia che non produce emissioni inquinanti. Una sola centrale atomica consente di tagliare 16 milioni di tonnellate di CO2 rispetto a un impianto a carbone. È come togliere dalla strada 3,5 milioni di auto". E in questo video potete vedere un frammento di intervista (con sottotitoli in italiano) al presidente Obama che spiega i vantaggi della tecnologia nucleare.

    James Hansen: climatologo di fama mondiale, direttore del prestigioso Goddard Institute for Space Studies della Nasa, uno dei maggiori scienziati che ha contribuito alla teoria del AGW in un recente articolo (Only a carbon tax and nuclear power can save us) ha sostenuto la necessità dell’energia nucleare da utilizzare per combattere i cambiamenti climatici al pari delle rinnovabili citando anche il caso dell'Australia: "ricca di carbone e di combustibile nucleare. Gli impianti nucleari sono la soluzione ideale per il fabbisogno energetico del Paese. L’eccesso di energia nelle ore di picco potrebbe essere usato per desalinizzare l’acqua. Le centrali potrebbero sorgere sulle coste, dove abbondano le acque fredde”.

    James Lovelock: uno dei grandi nomi dell'ecologismo contemporaneo, famoso per la sua teoria del pianeta come sistema vivente conosciuta come Ipotesi Gaia, un vero ambientalista eretico che si è schierato già alcuni anni fa a favore della soluzione nucleare come via di uscita dal disastro ecologico in corso: "Sono cio' che si direbbe un 'verde' ma sono anche e soprattutto uno scienziato. Per questo chiedo insistentemente a quelli tra i verdi che sono miei amici di rivedere le loro ingenue convinzioni sul fatto che lo sviluppo sostenibile, l'energia rinnovabile e i risparmi di energia siano tutto cio' che deve essere attuato. Piu' di ogni altra cosa, essi devono lasciar cadere la loro ostinata opposizione all'energia nucleare. Anche qualora avessero ragione sui suoi pericoli - e non ce l'hanno - il suo uso come fonte di energia certa, sicura e affidabile porrebbe un rischio insignificante rispetto al pericolo reale di ondate di calore intollerabili e letali, e di un innalzamento del livello del mare tale da minacciare ogni citta' costiera del mondo".

    Bill Gates: il fondatore di Microsoft ha espresso apertamente il suo appoggio all'energia nucleare e ha investito in diverse società per la ricerca tecnologica tra cui Terrapower, una compagnia di Seattle che sta lavorando ad un progetto di reattore nucleare che per produrre l’elettricità per decenni, potrebbe utilizzare il combustibile esaurito da reattori nucleari esistenti. Tra i vantaggi di questa nuova tecnologia nucleare: un periodo di funzionamento molto più lungo (50 o 100 anni) che implicherebbe un minor impatto ambientale del materiale radioattivo, una drastica riduzione del problema dello smaltimento degli scarti della fissione e un risparmio notevole per il mantenimento e la gestione delle infrastrutture.

    Patrick Moore: ex nemico dell'atomo e attivista ambientale, uno dei fondatori di Greenpeace da cui è uscito nel 1986, non condividendone la deriva ideologica antiscientifica, ha sdoganato più volte il nucleare considerandolo l'energia del futuro con un ottimo rapporto costi-benefici. Secondo Moore anche le scorie non sono un grosso problema perché: "le scorie di oggi potranno essere riutilizzate praticamente all'infinito nelle centrali di prossima generazione". Altre sue argomentazioni vengono presentate in questa intervista.

    Umberto Veronesi: non c'è bisogno di ricordare che è uno dei più famosi scienziati italiani nonchè direttore scientifico dell'Istituto europeo di Oncologia, in questo suo articolo spiega che a fronte dell'energia che proviene da combustibile fossile altamente inquinante e dannoso per la salute umana, il nucleare è una fonte di energia che non rappresenta rischi per la salute: "Ognuno di noi nel corso della vita assorbe una piccola quantità di radiazioni ionizzanti (cancerogene), che provengono per il 30% dal radon naturale presente nell’atmosfera, per il 20% dagli esami medici radiologici, per il 30 % dalla radiazione naturale emessa dal nostro pianeta Terra e per il 10% dalla radiazione cosmica (che può aumentare con l’altitudine sopra il livello del mare). Il nostro stesso corpo emette una sua radiazione naturale, pari al 9% del totale assorbito. Dopo le radiazioni emesse dall’industria (2%) e quelle emesse dai test sulle armi nucleari (0,4%) e dai viaggi in aereo (0,3%), la percentuale di radiazioni assorbite provenienti dalle centrali nucleari è vicina allo 0".

    Negli ultimi giorni si è aggiunta anche Margherita Hack dichiarando:
    Sono convinta che ci sia bisogno del nucleare. Ci sono molte paure irrazionali ma non si può decidere sull’onda dell’emozione. Serve razionalità. È proprio il mio ambientalismo che mi fa dire sì: il nucleare è la fonte che, tutto sommato, inquina meno.”
    E ancora: “Fare un referendum ora significherebbe solo buttare soldi perché è ovvio che con la paura non si può trasformare un Paese in un mondo di scienziati che valutano razionalmente i rischi e i non rischi”.

    Nel web troverete molte altre dichiarazioni di scienziati a favore del nucleare che spiegano come sia auspicabile l'applicazione di un mix energetico: nucleare, rinnovabili ed efficienza energetica.
    Come potete notare tra i favorevoli figura Obama malgrado gli studi del dipartimento dell'energia Usa...(cliccate sopra video e guardate)